La medicina ricostruttiva urologica è oggi un campo all’avanguardia che offre soluzioni terapeutiche per diverse patologie dell’apparato genitale maschile. L’innovazione tecnologica ha rivoluzionato le tecniche chirurgiche disponibili, migliorando significativamente gli esiti clinici e la qualità di vita dei pazienti. L’operazione al pene costituisce un intervento complesso che richiede competenze multidisciplinari e strumentazioni sofisticate. Tra le opzioni terapeutiche più avanzate, la protesi peniena tricomponente è il gold standard per il trattamento della disfunzione erettile severa, con tassi di soddisfazione superiori al 90% e complicanze in costante diminuzione grazie ai progressi nei biomateriali e nelle tecniche microchirurgiche.

 

Procedure di plicatura: l’approccio minimamente invasivo per la correzione delle curvature semplici

Le procedure di plicatura sono un approccio chirurgico minimamente invasivo per la correzione delle curvature peniene di entità lieve o moderata. Questa tecnica è indicata per pazienti con curvature semplici, generalmente inferiori ai 60 gradi, con diverso accorciamento dell’organo e con funzione erettile conservata. L’operazione pene curvo con tecnica di plicatura si basa sul principio di modificare la lunghezza differenziale tra i due lati del pene, accorciando il lato convesso (quello lungo, sano) per allinearlo con il lato concavo (il più corto) affetto dalla placca fibrosa.

La procedura inizia con un’anestesia locale; il chirurgo induce un’erezione artificiale mediante iniezione intra-cavernosa di un farmaco permettendo di visualizzare con precisione l’entità e la direzione della curvatura, l’eventuale contemporanea torsione dell’asse e altro. Sono quindi applicati dei punti senza ricorrere ad incisioni sui corpi cavernosi.

La tecnica 16 DOTS, la più recente, prevede il passaggio di punti secondo un determinato schema nella tunica albuginea dal lato opposto alla curvatura, questi vengono messi in tensione consentendo di raddrizzare progressivamente l’asta. I punti utilizzati sono mobili e non avvertibili al tatto o, se si notano, non danno fastidio e non sono rigidi come nelle tecniche convenzionali. I vantaggi “medici” di questa tecnica sono vari tra cui la possibilità di correggere e di tornare indietro senza lesioni sui corpi cavernosi; la mancata escissione dei corpi cavernosi (e la cicatrice conseguente) consente anche un minor accorciamento del pene rispetto alle tecniche abituali; possibilità di realizzare la tecnica ambulatorialmente e in anestesia locale (il paziente viene dimesso dopo un paio di ore); assenza di catetere vescicale; no degenza ospedaliera di circa 3 notti.

Gli altri vantaggi includono:

  1. tempi operatori ridotti
  2. minore invasività
  3. recupero più rapido
  4. rischio inferiore di complicazioni come la disfunzione erettile

Tuttavia, è importante informare il paziente del potenziale accorciamento del pene, effetto collaterale inevitabile di queste tecniche. Il successo tecnico, definito come correzione della curvatura è del 100% già che è correggibile e visibile durante il procedimento. Il follow-up post-operatorio prevede astinenza da attività sessuale per 4-6 settimane e controlli periodici per valutare il risultato anatomico e funzionale. La soddisfazione a lungo termine si attesta intorno all’90% dei pazienti trattati con procedure moderne quali la 16 DOTS.

 

Operazione al pene: incisione ed escissione della placca con innesto per deformità complesse

L’operazione al pene mediante incisione ed escissione della placca con innesto rappresenta un approccio chirurgico avanzato per la correzione di deformità peniene complesse. Questa procedura è indicata per pazienti con curvature severe (superiori a 60 gradi), deformità a clessidra, accorciamento significativo dell’organo o casi in cui la tecnica di plicatura o il plissettaggio non offrirebbero risultati soddisfacenti in termini di accorciamento. Il principio alla base di questo intervento è l’allungamento del lato concavo affetto dalla placca fibrosa, in contrasto con l’accorciamento del lato convesso tipico delle tecniche delle altre tecniche.

La procedura inizia con un’incisione cutanea per esporre la tunica albuginea. Dopo aver indotto un’erezione artificiale per valutare con precisione la deformità, il chirurgo procede con l’incisione della placca fibrosa, creando un difetto che è colmato con materiale di innesto. Questa fase rappresenta il momento cruciale e molto delicato dell’operazione al pene e richiede notevole esperienza chirurgica.

Gli innesti “patch” utilizzati possono essere autologhi (prelevati dal paziente stesso), come il derma, la vena safena, la tunica vaginale o la mucosa buccale, oppure eterologhi come pericardio bovino, sottomucosa intestinale porcina o materiali sintetici. La scelta dell’innesto dipende dalle preferenze del chirurgo, dalle caratteristiche del paziente e dalla disponibilità dei materiali. In generale, i materiali eterologhi possono offrire minori complicanze rispetto ai materiali autologhi.

Nei casi di deformità particolarmente complesse associate a disfunzione erettile non responsiva a terapia medica, l’intervento può essere combinato con l’impianto di protesi peniena. Questo approccio, definito di “rimodellamento con protesi”, consente di correggere contemporaneamente sia la curvatura sia il deficit erettile. Il periodo post-operatorio richiede particolare attenzione: è necessaria l’astinenza da attività sessuale per 6-8 settimane, terapia antinfiammatoria e follow-up regolari. Le possibili complicanze sono varie e andranno spiegate dallo Specialista.

 

Impianto di protesi peniene: soluzione avanzata per pazienti con curvatura e disfunzione erettile concomitante

L’impianto di protesi peniene è una soluzione terapeutica avanzata per pazienti che presentano simultaneamente curvatura peniena e disfunzione erettile non responsiva alle terapie convenzionali. Questa procedura è particolarmente indicata nei casi di Malattia di Peyronie in fase stabile associata a deficit erettile significativo, offrendo la possibilità di risolvere entrambe le problematiche con un unico intervento chirurgico. Le protesi impiantabili moderne garantiscono risultati estetici e funzionali eccellenti con elevati tassi di soddisfazione.

L’intervento è eseguito generalmente in anestesia spinale o generale, attraverso un accesso peno-scrotale, scrotale o infrapubico. Dopo l’incisione, il chirurgo crea spazi all’interno dei corpi cavernosi dove verranno alloggiati i cilindri protesici. Esistono principalmente due tipologie di protesi: quelle malleabili (o semirigide), più semplici da impiantare e da utilizzare (con un accesso sotto il glande di circa 2 cm per lato), e quelle idrauliche (o tri-componenti) che offrono un risultato più naturale sia in stato di flaccidità sia in erezione e migliori proporzioni.

Durante l’impianto, la correzione della curvatura può essere ottenuta mediante diverse tecniche complementari. Il modeling manuale prevede la forzatura del pene nella direzione opposta alla curvatura dopo il posizionamento e l’attivazione dei cilindri protesici. Nei casi di curvature più severe o in presenza di placche calcifiche, possono essere necessarie tecniche aggiuntive come incisioni sulla tunica albuginea (Corporoplastica) o altro.

La procedura di impianto richiede particolare attenzione a diversi particolari e alla profilassi antibiotica per minimizzare il rischio di complicanze. L’intervento dura generalmente dai 45 a 90 minuti e prevede una degenza ospedaliera di 1 giorno. Il periodo post-operatorio comporta l’astensione da attività sessuale per circa 6 settimane, per permettere la completa guarigione dei tessuti e l’integrazione della protesi.

I risultati a lungo termine mostrano tassi di soddisfazione superiori all’98% sia per i pazienti sia per i partner. La complicanza più temibile è l’infezione (1-2%). La durata media delle protesi moderne è superiore ai 20 anni, ha una garanzia di 10 anni ed è acquistabile dal paziente dal produttore potendo così scaricare l’importo intero come dispositivo medico.

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