Malattia di Peyronie: intervento chirurgico

La Malattia di Peyronie è una patologia che consiste in una alterazione/modifica della struttura dei corpi cavernosi del pene che può causare alcuni problemi quali: la formazione di placche all’interno dei corpi cavernosi, una deformazione del pene in erezione, dolore localizzato a livello del pene durante l’erezione e, infine, disfunzione erettile. La malattia di Peyronie “conclamata”, con un’incurvazione visibile e quantificabile, può comportare altri problemi oltre quelli descritti sopra, tra cui: la difficoltà nell’atto di penetrare (dovuta all’incurvazione), il paziente riferisce che l’incurvazione rende difficile o impossibile l’atto di penetrazione o il penetrare in certe posizioni che vengono ora evitate; la presenza di dolore nell’atto di penetrare riferito dalla partner (sempre dovuto all’incurvazione); la presenza di fastidi/dolori durante l’atto sessuale riferiti sempre dalla partner del paziente affetto da malattia conclamata; l’alterata percezione di se e del suo pene che può riferire il paziente affetto da Peyronie “noto il pene di una forma diversa da come era prima e questo mi altera, non mi piace”. Diversi sono i trattamenti che consentono un miglioramento dell’incurvazione e, tra questi, c’è anche la possibilità di ricorrere ad un intervento chirurgico. Se infatti vi stavate chiedendo se la sindrome di Peyronie può essere curata con un intervento chirurgico, la risposta è SI.

Qual è la tecnica migliore per un intervento chirurgico per la sindrome di Peyronie?

Sicuramente la tecnica chirurgica varia da chirurgo a chirurgo in base alla sua esperienza, formazione e ognuna è più o meno adatta al paziente che deve essere sottoposto a trattamento. Per questo motivo bisogna studiare bene il caso e non prendere decisioni affrettate. Il passo iniziale, quello che può sembrare più difficile, è capire se il paziente è veramente candidato ad intervento chirurgico. È giusto infatti rivolgere determinate specifiche domande tanto al paziente quanto, se possibile, alla partner abituale/moglie già che il problema suole essere di coppia e non del singolo individuo. L’essere affetti da Malattia di Peyronie, infatti, non è sinonimo di avere un problema che necessità obbligatoriamente un’operazione chirurgica.

Quanto tempo dura l’intervento chirurgico? Che tecniche esistono?

Anche qui possono esserci delle differenze tra tecniche e chirurghi, ma in genere la durata dell’intervento chirurgico è veramente breve andando da un minimo di 1 ora o meno ad un massimo di 3 ore. I tempi chirurgici cambiano anche in base alla tecnica utilizzata ed a quanto severo è il grado di incurvazione del pene. Distinguiamo quindi gli interventi chirurgici per la correzione della malattia di Peyronie in due famiglie: quelli necessari per correggere un’incurvazione lieve o moderata e quelli necessari per correggere un’incurvazione severa o grave. La tecnica che utilizzo per lacorrezione dell’incurvazione lieve o moderata si chiama “16 Dots Technique” ed è assolutamente recente (descritta e pubblicata in letteratura nel 2007 da uno dei più grandi andrologi esperti di fama mondiale). A dispetto della totalità dei centri italiani che si dedicano all’andrologia, io eseguo tale tecnica ambulatorialmente ed in anestesia locale (sono l’unico in Italia ad eseguire l’intervento così): il paziente accede alla struttura, viene operato e dopo un’ora circa si può tranquillamente tornare a casa, sempre che le condizioni lo consentano. Eseguo l’intervento con un’anestesia selettiva che copre solo la zona da operare; non viene utilizzato il catetere vescicale, il paziente è sveglio (sempre che non richieda sedazione per tranquillità) ed al termine dell’intervento può alzarsi tranquillamente. In genere sono necessarie solo minime preparazioni prima dell’intervento. La tecnica per la correzione dell’incurvazione severa (a partire dal 50-60 gradi), invece, e tutt’altra, molto più complessa e non può eseguirsi in anestesia locale. In base al caso, può comportare l’utilizzo di materiali speciali per ricostruire una parte del corpo cavernoso e può richiedere l’impianto di una protesi di pene per le complicanze che possono sorgere da questo trattamento.

Complicanze della chirurgia

Le complicanze vanno divise in base al tipo di intervento eseguito, essendo quello per la correzione dell’incurvazione lieve o moderata il più frequente. L’intervento viene eseguito “internamente” al pene, il paziente da fuori noterà solo una ferita che è uguale a quella della circoncisione e le complicanze sono tutte di lieve portata e di facile gestione. Le più frequenti sono l’infiammazione del pene, la presenza di ematoma e dolore in erezione, molto raramente si verifica l’infezione. Non è necessario assumere antibiotici dopo l’intervento (in più del 90% dei casi), ed i farmaci abitualmente indicati sono anti-infiammatori e ghiaccio che serviranno anche per trattare le eventuali complicanze. L’accorciamento del pene, invece, è una complicanza di qualsiasi tecnica per la correzione dell’incurvazione lieve/moderata, con le tecniche di plicatura (come la tecnica che utilizzo) risulta minore rispetto alle tecniche abitualmente eseguite nelle varie strutture italiane e non. La chirurgia per la correzione dell’incurvazione severa, invece, può comportare altro tipo di complicanze (infiammazione ed ematoma possono sempre essere presenti) che cambiano in base al tipo di intervento eseguito, all’utilizzo di materiali per la ricostruzione del corpo cavernoso o al ricorso di una protesi di pene per la chirurgia.

Quanto costa l’intervento?

Il costo dell’intervento varia in base alla tecnica scelta, alla sede dove si decide operare ed ai materiali richiesti per l’intervento e vanno dalle 3.500€ alle 18.000€. È sempre bene consultare il proprio medico ed informarsi con uno specialista riguardo la patologia ed il suo trattamento. E importante per me sottolineare come l’essere affetti da Malattia di Peyronie non sia sinonimo di avere un problema che necessità obbligatoriamente un’operazione chirurgica.

 

Last Updated on by Marco Cosentino